Storia di una mamma single: mia figlia Marta

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Storia di una mamma single: mia figlia Marta

Messaggio Da chicca7817 il Mer Feb 17, 2010 1:54 pm

Quando ho letto questa storia mi sono commossa pensando alle mille sensazioni avra avuto questa ragazza anche perchè un pò le conosco anche sulla mia pelle, voi cosa pensate.
La storia di mia figlia Marta ha inizio il 28 Gennaio 2006, in un giorno d' inverno davanti al Gianicolo. L'ultima volta che vidi William prima di allora, fu in occasione del suo compleanno, il 5 Dicembre. Io provenivo dal profondo sud della bella Puglia e avevamo un rapporto a distanza, con tutti i pro e i contro del caso: l'incapacità emotiva di gestirlo e quel brivido intenso di quando sei in viaggio sapendo che presto tornerai nelle braccia della persona amata.
A volte la gelosia lacerava le mie membra come fa la pioggia infiltrandosi in una crepa: se non te ne ravvedi subito, tutto crolla lasciandoti nelle carezze di un pianto convulso tra le macerie. Quel che resta è infinito nel tuo cuore. Per il suo compleanno gli avevo regalato una lucertola gigante di legno colorato e non pensavo a quale fosse il significato di quel regalo. Mi piaceva e basta. Feci una gran fatica e un gran rumore trasportandolo nel treno e urtando tutti gli angoli degli scompartimenti, ma era un rumore che si ripercuoteva sul mio cuore e mi rendeva felice.
Intrapresi il viaggio verso Roma con mia madre, lei mi guardava muovermi maldestra con lo strano regalo appoggiato sulle braccia, leggeva dalle linee del mio volto che si trattava di un dono speciale . La sera del 5 Dicembre lui passò a prendermi e gli consegnai quell'oggetto bizzarro che avevo faticato a portare senza chiedermi perchè avessi scelto nella mente una lucertola colorata anzichè qualcosaltro. Fece un sorriso ma non bastò a placare le profonde incomprensioni che già esistevano tra noi.
Tuttavia andammo a letto insieme e lui non volle saperne di usare precauzioni. Questo fu uno dei punti chiave del nostro non comprenderci, il fatto che pensasse al suo piacere senza aver rispetto del mio corpo che in qualche modo sentivo violato, nè della mia anima.

Mi lamentavo per un pò con le parole ma poi finivo sempre col cascarci di nuovo e acconsentivo titubante a starci "senza", pur di sentirmi la donna adatta per lui.
Avevo molta paura e questo mi portò a spostarmi di scatto mentre eiaculava, sicchè mi macchiai dappertutto. Tornai a casa ancora più impaurita e col battito del cuore a mille all'ora, pensieri veloci e ossessivi si susseguivano in ciò che restava della mia mente. Dicevano "ecco, stavolta resterò incinta!", ma poi cercavo di calmarmi ripetendomi che non sarebbe accaduto nulla. Solo pochi giorni dopo avrei avuto il ciclo e tutto sarebbe finito.
Ma quel ciclo non è mai arrivato e ogni giorno il controllo convulsivo delle mutandine lasciava affranti i miei occhi nello scoprirle sempre bianche. Bianche come era Marta quando nacque nella sua purezza, nella sua innocenza e in quel candido odore di magnolia intriso nel panno che la avvolgeva.
Marta sembrava non avere niente di quel padre che non la voleva, e in qualche modo mi trasmetteva la parvenza di un senso di felicità fin da quando era stretta nella pancia. Giocava sullo scivolo senza mai far perdurare gli stati d'animo, se cadeva per terra, per un attimo i suoi occhi divenivano tristi, ma un momento dopo c'era di nuovo il sole.
Perchè i bambini sono liberi nella luce e nel buio, corrono a piedi nudi sulla sabbia e non pensano: semplicemente sono. Forse sono sempre stata presuntuosa, sempre così carica di notizie, manuali per l' infanzia e consigli di buoni maestri. Sempre con le parole troppo pronte a giudicare come solo un educatore sa fare.

Non mi rendevo conto di quanto fosse arduo fare piccole cose, come un piatto di pasta o cambiare un pannolino, alzarsi presto al mattino per fare il bucato e la spesa, pulire il pavimento. Non mi ero accorta del valore di queste piccole cose che davo per scontate, probabilmente perchè a volte sono così ovvie che ci sembrano dovute. Per anni ho urlato contro mia madre accusandola di non essere una buona madre, ma lei era quella che ogni mattina mi faceva trovare pronta la colazione e i vestiti puliti nel cassetto. Mentre io ero una stupida che urlava, con l'unico merito di aver studiato e di conoscere tutte le buone nozioni teoriche per educare un bambino.
Soltanto in seguito ho capito che un bimbo non ha bisogno di educatori e maestri che lo colmino di consigli, di quel che è giusto o sbagliato, di quelle norme di comportamento che poi si chiameranno schemi mentali, dei quali difficilmente potrà liberarsi e che lo priveranno della sua spontaneità, di quel non pensiero che diventerà una mente affollata di messaggi e condizionamenti. Non ricordandosi più di che cos'era la felicità, la purezza di una mente priva di pensieri che è capace solo di sentire ,odorare, guardare ed essere.

A volte mi guardo e vedo di essere un arcobaleno... A volte vorrei disciogliermi e divenire un unico grande colore...pur sapendo di non poterci riuscire perchè non è questa la mia natura. A volte vorrei essere meno lucente per non accecare gli occhi di chi mi sta vicino, perchè so che la luce può ferire. A volte vorrei diventare l'energia sprigionata dall'alta marea ed essere padrona dei frangenti. Tra tutto quello che vorrei diventare, c'è qualcosa che sono già diventata: felice, perchè ho scelto di far nascere mia figlia e non sono più sola

Antonella Marchisella
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